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<title>Il Richiamo</title>
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<description>soprassalti civili contro l'indifferenza</description>
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			<title>ITALIA</title>
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			<description><![CDATA[-by Natangelo<br /><img src="http://blog.blogosfere.it/blogs/satiricon/images/carceri.gif" alt="http://blog.blogosfere.it/blogs/satiricon/images/carceri.gif" width="400" height="300">]]></description>
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			<title>UN NUOVO CICLO</title>
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			<description><![CDATA[-by Adriano Cozzolino<br /><br />
<br />
Con le elezioni politiche del 14 e 15 di Aprile si &egrave; aperto un nuovo ciclo politico nazionale.<br />
Non per noi del Richiamo, che focalizziamo senza interruzioni l&#039;attenzione ...]]></description>
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			<title>I VOLONTARI DELLA MADUNINA</title>
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			<description><![CDATA[-by Cecilia Gnocchi<br />guagli&ograve;<br />
disfatta, <br />
tremenda disfatta.<br />
citare Caporetto &egrave; sicuramente troppo catastrofico<br />
(giusto pensando al numero dei caduti)<br />
ma qualcosa che riguarda ...]]></description>
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			<title>SE CI DOBBIAMO VERGOGNARE DI &#34;GOMORRA&#34;</title>
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			<description><![CDATA[-by Redazione<br />dal <b>Corriere del Mezzogiorno</b>:<br />
<br />
Secondo il sindaco di Napoli, il film &laquo;Gomorra&raquo; diretto da Matteo Garrone d&agrave; una immagine distorta di Scampia. Tra gli autori della ...]]></description>
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			<title>Per superare il silenzio: il processo Spartacus.</title>
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			<description><![CDATA[-by Paola Picollo<br />Per superare il silenzio: il processo Spartacus.<br />
<br />
<i>&ldquo;La divulgazione dei contenuti della sentenza del processo Spartacus pu&ograve; servire a far comprendere che la scelta criminale non paga, che le alternative alla povert&agrave; devono essere ricercate nel sacrificio personale e nel lavoro legale e che la giustizia, pur con i suoi tempi, arriva a ricostruire i fatti&rdquo; (Raffaele Magi, il magistrato napoletano che ha esteso la motivazione della sentenza di primo grado del processo Spartacus 1).</i><br />
<br />
<b>&ldquo;Spartacus&quot;</b> ...]]></description>
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			<title>MANI SPORCHE CHE SOFFOCANO IL SUD</title>
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			<description><![CDATA[-by Mariella Di Stefano<br /><b>Se li conosci li eviti &ndash; I complici </b>: sto scorrendo l&rsquo;elenco di alcuni libri che non ho ancora letto, ne cerco scrupolosamente le recensioni, cerco di pianificare le mie letture delle ...]]></description>
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			<title>RILANCIO DEL TURISMO</title>
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			<description><![CDATA[-by Natangelo<br />]]></description>
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			<title>L&#039;Odissea del Primo Maggio</title>
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			<description><![CDATA[-by Adriano Cozzolino<br /><b>IL PRIMO MAGGIO</b>, la festa dei lavoratori di tutto il mondo, quest&#039;anno non &egrave; stato celebrato da migliaia di ragazzi del Sud Italia.<br />
Questa &egrave; l&#039;odissea di lesione dei ...]]></description>
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			<title>PROBLEMI TECNICI</title>
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			<description><![CDATA[-by Redazione<br />Ci scusiamo con i nostri lettori per i problemi tecnici che hanno messo fuori uso il sito in questi giorni. Ora dovrebbe andare tutto bene.]]></description>
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			<title>Altrove - Paolo Mastroianni</title>
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			<description><![CDATA[-by Nicoletta Fasano<br /><img src="http://www.liberalibri.it/img2/mastroianni/altrove%20copertina.jpg" alt="http://www.liberalibri.it/img2/mastroianni/altrove%20copertina.jpg"><br />
<br />
<br />
Mi sono imbattuta in Altrove, sei racconti scritti da Paolo Mastroianni, quasi per caso,  in uno di quei pomeriggi in cui si cercano le risposte nei  libri, nel sottobosco delle parole,  nelle frasi articolate che rimandino, col loro fluire&hellip; ALTROVE , suggerendo al cuore prima che alla mente quelle risposte che suggellino l&rsquo; inquietudine della ricerca imprecisata, esplosa nell&rsquo;attimo in cui il vagare senza meta da un punto all&rsquo;altro della propria citt&agrave;, vessata,  fa sentire ostaggio.<br />
<br />
Sei  racconti, un filo conduttore, casuale e percettibile, che avvicendano i personaggi  in un fuggevole gioco di incastri, un crocevia di destini nel mondo GLOBALE, da Villa Literno a Budapest fino a Londra.<br />
<br />
Lo squarcio iniziale del primo racconto, quanto mai desolante, altro non &egrave; che un enorme casermone semidiroccato, impestato dall&rsquo;aria viziata e dal tanfo delle coltri e dei giacigli ammassati dove dorme la moltitudine anonima degli immigrati;una miscellanea di volti, etnie, colori e culture ivi impastate e plasmate informi, nell&rsquo;enorme schiera della bassa manovalanza della criminalit&agrave;.<br />
<br />
Eppure anche nei magnaccia stranieri, stipati accanto alle regine dell&rsquo;amore mercenario nelle auto di grossa cilindrata, l&rsquo;umanit&agrave; e la capacit&agrave; di astrazione non tardano ad affiorare.<br />
<br />
Tra i volti inespressivi, traditi dallo scintillare dell&rsquo;atavico orgoglio tribale negli occhi, tra l&rsquo;afrore degli umori corporali, e le fiamme dei fuochi nei fondi bidoni di lamiera, affiorano ricordi, tasselli di esistenze a brandelli, dilaniate dalla vita, dagli eventi, dalla solitudine della lontananza dai paesi di origine da cui si fugge per disperazione, inseguendo un miraggio, un sogno o, ancora, una bugia.<br />
<br />
Ma la disperazione pu&ograve; anche essere quella di chi resta, attaccato ad una vita coibentata in un rione di casermoni informi, con scheletri in aiuole spoglie che un tempo furono scivoli, altalene, grida di bambini e di speranze, quelle che riportano al quotidiano una madre dopo la atroce morte del figlio.<br />
<br />
Altrove &egrave; Budapest dal cielo plumbeo e dalla pioggia spessa, nella disperazione del cambiavalute al soldo della mafia russa, disperata anima vagante senza meta ma ancora capace di perdersi nel respiro del Danubio e nel calore fumante del Gulasch o nella inquietudine goffa del filippino della panchina che ripercorre il lontano paradiso fluviale del suo villaggio a dispetto dell&rsquo;oneroso abbordaggio della prostituta sul viale del tramonto della sua bellezza.<br />
<br />
Altrove diviene infine Londra, meta della fuga della ragazza ghanese da Villa Literno, senza pi&ugrave; punti di riferimento se non la strada dritta, polverosa che la conduce alla unica agenzia di viaggio per un biglietto di sola andata. <br />
<br />
I racconti fluiscono legati da un sottile filo concatenato di casualit&agrave; ed eventi pur restando ben distinti nelle sfere di appartenenza di ciascun protagonista; lo squallore di alcuni degli scenari che fanno da scenografia allo svolgersi del nastro degli episodi ben si amalgamano all&rsquo; orizzonte dello sguardo dei protagonisti, ora ristretto, ora a perdita d&rsquo;occhio quando pare quasi coincida con il confine delle loro speranze di ALTROVE mai sopite.<br />
<br />
&ldquo;Non sono altro che un combattente inerme e se mi sono lasciato sfuggire i formidabili atti di eroismo per me &egrave; sufficiente non aver mai esitato un attimo a gettarmi nel fuoco della battaglia&rdquo; N. Mahfuz &ndash;TRA I DUE PALAZZI. <br />
<br />
Questa citazione, non da sola, apre il prologo dei racconti e credo forse possa racchiudere parte della essenza dei protagonisti  di cui l&rsquo;autore, scevro da giudizi di sorta, riesce a farsi trovatore e portavoce.<br />
<br />
Altrove,appunto;tra le pagine, le parole e nella vita.<br />
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			<title>Il Boss seriale</title>
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			<description><![CDATA[-by Samentboy<br /><img src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_reppalermo/2008/04/24/1209028258857_00c33554.jpg" alt="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_reppalermo/2008/04/24/1209028258857_00c33554.jpg" width="400" height="300"><br />
<br />
<br />
<b>UN grande murales </b>che raffigura il volto del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro &egrave; stato disegnato alle spalle della Cattedrale di Palermo, su un muro che delimita piazza Settangeli dalla chiesa. E&#039; un&#039;immagine a colori che sembra imitare lo stile della pop art di Andy Warhol, in particolare il volto di Marilyn Monroe.<br />
<br />
Il murales &egrave; composto da quattro ritratti, tutti dai colori diversi, che ricalcano una vecchia foto del latitante trapanese, che adesso &egrave; al vertice di Cosa nostra in Sicilia. Sembra una riproduzione in serigrafia del volto del capomafia.<br />
<br />
Alla base del disegno sono riportati otto simboli ($) del dollaro statunitense. Accanto, con vernice rossa, &egrave; stato scritto: &quot;Messina Denaro $ L&#039;ultimo!&quot;. Sulla destra, in alto, &egrave; stata lasciata una sigla &quot;F.A.&quot; che potrebbero essere le iniziali dell&#039;autore del disegno.<br />
<br />
Matteo Messina Denaro, 44 anni, &egrave; il capo del mandamento mafioso di Trapani. Ricercato dal 1993, aspira alla poltrona lasciata libera da Provenzano.<br />
Il boss nelle sue lettere cita Jorge Amado e Toni Negri e discetta di politica e giustizia. Nella corrispondenza coi suoi affiliati si fa chiamare Alessio o Svetonio.<br />
Ritenuto l&#039;organizzatore e il promotore delle stragi di Roma, Firenze e Milano &egrave; stato condannato all&#039;ergastolo. A Matteo piace il lusso, ama le belle donne, la buona tavola, la auto costose e le corse in moto. <br />
<br />
(da <i>Repubblica</i>)<br />
]]></description>
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			<title>NICO CONTRO I BOSS</title>
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			<description><![CDATA[-by Paolo Mossetti<br /><img src="http://bp2.blogger.com/_Y_LwS6ghhOQ/SAHkte7-GHI/AAAAAAAAACw/c-21bUIsG9k/s400/I+RE.jpg" alt="http://bp2.blogger.com/_Y_LwS6ghhOQ/SAHkte7-GHI/AAAAAAAAACw/c-21bUIsG9k/s400/I+RE.jpg"><br />
<br />
da &quot;Queer&quot; n&deg; 153, supplemento di <i>Liberazione</i>, 13 aprile 2008.<br />
<br />
<b>NICO ripete questi gesti a memoria</b>, ormai: riempie un secchio con acqua fredda, usando l&rsquo;annaffiatoio del giardino; ci versa dentro cinquanta grammi di colla in polvere, quella per la carta da parati; mescola a ritmo rapido e regolare per circa venti minuti, con il manico di una scopa, affinch&eacute; acqua e colla diventino tutt&rsquo;uno, un liquame viscoso e biancastro. Si sente ancora intorpidito dal sonno, Nico. D&agrave; un&rsquo;occhiata all&rsquo;orologio: le due e mezza del mattino. Il cellulare inizia a vibrare: sono arrivati Peppe e Andrea, e lo aspettano in macchina. Lui partir&agrave; con loro, con il secchio, la scopa e i poster da attaccare in giro per Napoli: inizia cos&igrave; la sua nottata da assaltatore di muri.<br />
Le ricorda ancora, le pacche sulle spalle quando aveva annunciato a tutti la sua decisione: &laquo;Cos&igrave; te ne vai al Nord, eh? Bravo, beato te.&raquo; Al Nord aveva trovato strade grandi e spaziose, ragazze alte, snelle e con poco trucco, biblioteche luminose; il piacere di camminare, di notte, pensando solo a s&eacute; stesso senza preoccuparsi alle ombre, ai rumori, agli sguardi. Ma quell&rsquo;inquietudine molesta e inspiegabile, quella che attraversava il televisore e gli piombava nelle cene con gli amici, o che saliva in alto dalle righe di un giornale, come una nube tossica, lo perseguitava ancora; l&rsquo;aveva spinto a tornare, anche se per poco tempo, facendosi largo tra parenti sbalorditi ed amici indecisi se emigrare o arruolarsi. In qualche modo si era arruolato, aveva ascoltato si&rsquo; un richiamo, ma che veniva dal profondo e non da una campana. Ecco perch&eacute; ora sta dando le ultime occhiate alle sagome di carta pronte a finire su una parete; ecco perch&eacute; aveva speso ore ed ore, con Peppe e Andrea, a pianificare quell&rsquo;irruzione non violenta, eppure pericolosissima.<br />
Due anni prima la citt&agrave; aveva conosciuto un attacchinaggio dedicato a Saviano: il suo volto, replicato decine di volte tra le &ldquo;vele&rdquo; di Scampia, fu come un monito a non sottovalutare il potere della parola. La parola che rompe il silenzio. Ha detto il pm Raffaele Cantone: &laquo;La criminalit&agrave; organizzata, e soprattutto i casalesi, ha interesse a lavorare sott&rsquo;acqua. Vuole essere lontano dai riflettori. L&rsquo;interesse dei suoi boss &egrave; quello che si parli di loro il meno possibile&raquo;. Cos&igrave;, in un&rsquo;altra occasione, non molto lontana nel tempo, i volti dei boss Zagaria e Iovine comparvero nelle strade di Parma, oltraggiosamente nel cuore della Padania, come a dire: &laquo;Attenti che stanno arrivando. Persino qui.&raquo; I Casalesi furono sbeffeggiati dunque attraverso una parete -una pagina- di cemento, ovvero il materiale su cui si basa il loro potere, si ingigantisce il loro business, si consolida il silenzio.<br />
Il dedalo umidiccio e fulinigginoso del centro storico non e&rsquo; deserto come Nico sperava: qualche motorino che zigzaga e lancia bagliori; qualche sagoma che si trascina insonne; i mostri grotteschi coloratissimi disegnati da Kaf e Cyop. Ma nessuno ci fa troppo caso: si scrutano i muri della citt&agrave;, come un rabdomante sonda il terreno per trovare acqua. Non appena scorgeranno uno spazio adatto, uno spicchio di cemento lasciato libero, ecco che inizier&aacute; l&rsquo;assalto. Come in un balletto sincronizzato ripopoleranno il cuore della citt&agrave; con nuovi abitanti: sagome a volte allegoriche, a volte soltanto minacciose. E&rsquo; un&rsquo;epifania che si materializza in forma purissima, non mediata, non gerarchizzata: nessuno di loro, in quel gruppo, e&rsquo; mai stato militante di qualche partito, o di qualche movimento.<br />
I muri di una citt&agrave; sono la sua pelle, e i segni che vi appaiono stimolano la curiosit&agrave;, l&rsquo;interesse, la paura oppure &ndash; perch&eacute; no? &ndash; il divertimento dei passanti. Un volto su un muro ti &laquo;guarda&raquo;, perch&eacute; passandoci davanti &egrave; come se fossi oggetto della &laquo;sua&raquo; visione, e nello stesso tempo si offre al tuo sguardo, perch&eacute; &egrave; l&igrave; e non pu&ograve; muoversi. Lasciare un segno a lungo, ma non in eterno. Il muro, materia inerte, diventa carta per scrivere. A volte definiscono questi fenomeni come street art &ndash; roba che fa venire i brividi ai galleristi &ndash; altre volte come guerrilla marketing, ovvero una forma virale di pubblicit&agrave; e propaganda. D&rsquo;altra parte il riduzionismo dei media &egrave; fatto apposta per intruppare le coscienze, e i lettori reagiscono alle novit&agrave; con i soliti interrogativi: &laquo;Saranno comunisti? Fascisti? Antiberlusconiani? Girotondini?&raquo;. E non sempre serve rispondergli che chiunque pu&ograve; essere quel soprassalto, firmarlo come vuole, o anche non firmarlo affatto. Se di simbologia ci si pu&ograve; servire, allora a Nico e agli altri sarebbe piaciuto mostrare al lettore l&rsquo;immagine d&rsquo;un Davide biblico: ma non la testa di Golia, bens&igrave; con quella cartacea del boss finito sui muri.<br />
Prima o poi -Nico e gli altri lo sanno- verr&agrave; il giorno in cui dovranno ripartire, come tutti gli altri dividersi in una diaspora forzata, come chicchi di un rosario frantumato in mille pezzi. Ma anche allora non saranno vaccinati del tutto, o esentati dall&rsquo;ascoltare quel richiamo. L&rsquo;inquietudine vera e feconda. Quella rimarr&agrave;.]]></description>
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