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14/03/07
KAF & CYOP

 
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ANIMALI dalle sagome oblunghe, dalle lingue biforcute e dagli occhi sbarrati, che si arrampicano su muri sgarrupati; creature informi dai colori arlecchineschi; scheletri emergenti dalle fogne, o appesi ai condotti idraulici, che salutano i passanti con un cellulare in mano; dei Tauti, ovvero le casse da morto, a forma di corno anti-malocchio, con il simbolo dell’euro al posto della croce; pulcini giganti con le ali troppo piccole per volare. Tutto questo, e molto altro, è il mondo di Kaf & Cyop. Due nomi familiari per chi bazzica nel centro storico napoletano. Nel corso dell’ultimo lustro hanno creato un bestiario che ricorda quelli medievali. Una raffigurazione del mostruoso, del brutto, del viscido che ha la vitalità carnevalesca della società che si rianima oltre la banalità, oltre l’alienazione, oltre l’oppressione del quotidiano.
Avevo voglia – una voglia nutrita di grandissima curiosità – di conoscere gli autori di questo bestiario. Quelli che l’avevano nutrito. Nel loro ingegno vi ritrovavo delle inquietudini che sono mie, del Richiamo, delle persone che di fronte all’ovvietà di certe forme d’arte presunte «alternative» si annoiano, sbadigliano, cambiano aria. Vi ritrovavo il senso di rappresentare l’umanità come un qualcosa che non ha definizione, si confonde con la fauna, si mescola al sacro e al profano, prende la forma di oggetti d’uso comune. Si scioglie.
Vicino al Conservatorio di San Pietro a Maiella si vedono cervelli che piovono dal cielo col paracadute, in soccorso di un’umanità acefala, mortifera, devastata. Altrove, vicino una scalinata, un’epigrafe di Kaf recita: «Si salvi chi vuo’».
Avevo incontrato la prima volta la coppia di writer dopo una lunga ricerca, il 3 febbraio scorso. I due erano impegnati a presentare un vernissage all’aperto – il primo del duemilaesette – e così avevo deciso che era venuto il momento di capire chi fossero e che faccia avessero (la seconda cosa era molto meno importante). Mi attendeva una folla imponente, una massa critica che si accalcava in una piccola e anonima traversa di Via Settembrini, proprio accanto – indovinate a cosa? – al ben più chiacchierato Museo Madre. Ebbene, anche il Madre stava aprendo al pubblico una mostra, ed era assai più pubblicizzata: si trattava dell’inaugurazione della nuova stagione espositiva. Dunque due entità distinte e separate, se non contrastanti – quella dei graffitari ribaldi allo scoperto e quella dell’arte “istituzionalizzata” – si trovavano gomito a gomito a celebrare la propria epifania nel centro napoletano che più centro non si può.
La maternità è un tema ricorrente nell’identità partenopea: è presente nel mito fondativo, la sirena Partenope, appunto. È materno lo Stato, con i napoletani, nel suo rapporto di clientelismo-protezione che accompagna il cittadino dalla culla alla tomba. Materno è il grembo della città vecchia che produce un senso di storia secolare ma anche mostri invincibili che si avvinghiano alle nostre gambe. Materna è la donna del Sud. Materna è la camorra, non dimentichiamolo. Con Diniego – questo il nome della loro mostra – aldilà delle pur suggestive presentazioni ufficiali, Kaf e Cyop hanno voluto staccarsi, anche simbolicamente, dalla mammella dello Stato-mecenate-padrone. Hanno voluto recidere il cordone che lega l’ombelico di tanti artisti al portafoglio delle istituzioni materne che stabiliscono tempi e modi delle «nuove» correnti artistiche.
Ma Cyop, che fendendo la moltitudine di ammiratori e curiosi mi accoglieva con un caldo sorriso timido e un buon bicchiere di vino casereccio, respingeva l’idea di un intento provocatorio: «la sovrapposizione dei due eventi è del tutto casuale: il nostro l’avevamo programmato da tempo». Sarà, ma di certo non era casuale la campagna di promozione imbandita dal loro clan: il depliant che accompagnava la mostra è un clone perfetto di quello utilizzato dal Madre per pubblicizzare le sue «personali». Solo che per Diniego tutto era stravolto beffardamente: innanzitutto «Madre» diveniva «Merda», ma il logo era davvero identico, difficilmente qualcuno a prima vista se ne sarà accorto. Poi la «Regione Campania» diventa la «Regione Camorra», Rifondazione Comunista il «Partito Affarista di Rifondazione», e così via. Mi sono aggirato per i vicoletti dove c’erano le loro più recenti creazioni, illuminate a giorno da alcune potenti lampade alogene. Ma in fondo quei disegni erano soltanto uno sfondo, e sembravano osservare dall’alto delle pareti i veri protagonisti: i visitatori, i passanti. Accalcati in un brandello di spazio, mentre il museo gigante li schiacciava. Dalle sue finestre molti spettatori si affacciavano, illuminati dal biancore vuoto delle sale, sul buio animato e pieno di macchie umane del Diniego. Come ha detto Kaf: «Chi è dentro è dentro, e chi è fuori è fuori!».
Il loro stile è un misto di varie tecniche: spray con bomboletta tradizionale o vernice per i colori che riempiono le figure; pennarelli indelebili per definire i contorni; il classico stencil per le lettere che accompagnano alcune loro creazioni: gli danno un titolo, fungono da didascalia, o addirittura vengono vomitate fuori, come accade sulle inconsapevoli panchine circolari di Piazzetta Nilo. Il loro registro comunicativo è suggestivo perché disuguale, in barba agli artisti che una volta indovinato un tratto riconoscibile e originale, lo lasciano sempre identico a se stesso, estremizzando il concetto – a volte proprio da loro contestato – di logo e di brand, rendendolo col tempo una specie fossile.
Uscire di casa alle tre di notte. Una tuta col cappuccio. Cappellino, giubbino impermeabile a collo alto, anfibi. Sulle spalle uno zaino con pochi, fondamentali, «strumenti del mestiere». In certe zone della città avventurarsi a quest’ora è come fare un viaggio in un mondo parallelo. Silenzioso ma inquietante. Turbato nel suo sonno. A volte decisamente narcolettico e paranoico. Napoli è talora abitata da esistenze che non dormono, ma piuttosto si guardano intorno, scrutano lo straniero. Ovvero l’alieno che arriva nel loro territorio, di soppiatto, per seminare qualcosa. E lasciare che col tempo qualche forma di vita germogli. Kaf e Cyop sono i seminatori di colori e pulsante inquietudine. Nuotano nel buio, come esperte anguille dei vicoli. Si inoltrano tra le budella del centro, illuminati solo da finestre semichiuse, lampioni appannati, fari di auto e motorini che fanno la spola da un lato all’altro della città, senza un motivo apparente. Un popolo di falene imprevedibili: spacciatori che si infastidiscono per la tua presenza (ma se vai un po’ più lontano ti lasciano fare); prostitute vegliarde dall’aspetto tanto dimesso che non immagini possano davvero ancora esistere; scene di litigi furibondi tra marito e moglie fuori l’uscio di casa. E poi contrabbandieri, traffichini, anziani in cerca di ragazzini randagi. I freaks notturni escono allo scoperto da vincenti, perché hanno vista e udito sviluppati col buio. Vincono sulla vita piatta del giorno, proprio perché si muovono a più livelli: sugli scalini, per strada, nei sotterranei. E nel silenzio irreale tagliato da sottili ronzii motorizzati e metallici (il contatore del gas, le caldaie, gli sciacquoni) c’è una melodia dolce, il tintinnio della bomboletta, che ad intermittenza si avvicina all’orecchio. «È un mondo di creature fantastiche e minacciose, ma in generale non abbiamo mai avuto problemi», confermano i due.
Kaf e Cyop si muovono in un deserto creativo che solo da qualche anno, forse, sta mostrando segni di vitalità. A Napoli non c’è la fucina creativa che c’è, per dire, a Milano o a Roma. Nel campo dei graffiti più elementari, le tags, ci sono tantissimi nomi. Ma nella street art più complessa la «concorrenza» è pari quasi a zero. «Questo è un vantaggio ma è un limite», mi dice Cyop. «Avere altri writers in zona è uno stimolo a migliorarsi». In effetti una volta tra le strade del centro atterrò un altro alieno come loro, e il suo stile era altrettanto inconfondibile. Si chiamava Banksy, ed era semplicemente il più grande stencil artist del mondo. A Spaccanapoli ci ha lasciato una Madonna michelangiolesca, impressa sul calcestruzzo. Niente più. Banksy è sparito senza far rumore e senza nemmeno firmare la sua creazione. Né Kaf né Cyop saprebbero rintracciarlo, dicono. Dubito che al posto loro mi sarei trattenuto dal fermarlo per chiedergli un recapito, un altro appuntamento, la possibilità di rivederlo all’opera da queste parti.
Kaf e Cyop non sono «isolazionisti» arroccati sulla loro torre, gelosi della loro forma di espressione sfuggente e anticonformista. Del resto la partecipazione a «Circumwriting», di qualche anno fa (la decorazione “guidata” di alcuni convogli della metro flegrea) lo ha dimostrato ampliamente. Quello che rifuggono è l’arte per pochi, il vernissage d’elìte, le cattedrali nel deserto rappresentate da quei musei che, come il Madre, invitano grandi firme straniere senza alcun contatto con la città, e che danno quasi l’impressione di essere state impiantate sul territorio da extraterresti come loro.
Eravamo usciti dalla stradina che racchiudeva la mostra, per prendere una boccata d'aria fuori dal marasma. Ormai era buio. Io stavo prendendo gli ultimi appunti su un taccuino da salumiere, quando una ragazza si era avvicinata per scattarci qualche foto. Le avevo fatto annotare il mio indirizzo email, per farmele spedire, ma ancora non mi è arrivato nulla. Evidentemente è destino che Kaf & Cyop rimangano senza volto, persino sul mio personal computer. Intanto per la strada, anche tra quelli che si trovavano lì per la mostra, si parlava ancora di calcio e della violenza negli stadi. Erano i giorni dell'omicidio Raciti. A chi considera gli artisti di strada tutti uguali, “esaltati-comunistoidi simpatizzanti degli anarco-insurrezionalisti”, avrei voluto far sentire i commenti di Kaf e Cyop, alle frasi dei loro amici, lì presenti, che esaltavano la violenza immotivata degli ultrà. Avrebbe trovato nei loro discorsi parole di saggezza e buon senso, per nulla vicini ad una certa concezione distruttiva della contestazione, propria per esempio ad un'altra corrente da centro sociale, quella dei 99 Posse.
C'era stata infine un'immagine, tra le tante così forti, che mi aveva colpito a quella mostra. Era un vecchietto semicalvo e occhialuto, barba grigia e andatura un po’ ricurva, che con le mani dietro la schiena passeggiava tutto soletto tra i ragazzi che erano venuti a vedere loro. Riconobbi quell’uomo. Era Antonio Marone, ex-sindaco di Napoli nel 2001 che probabilmente nessuno ricorda. Era lì da cittadino qualunque, in visita ad una mostra di giovani artisti, senza scorta e senza seguito. Come a dire: nonostante tutto, forse a restare nella memoria futura saranno le opere di ragazzi anonimi, e non solo perché sono impresse su un muro con la vernice. Per ora non abbiamo scelta, e tra l'incertezza del gridare e non essere sentiti e la certezza del tacere e rimanere muti, scegliamo la prima. Senza indugi, con la nostra rabbia. Poi, si salvi chi vuo'.
Paolo Mossetti
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daje regà di akadanno
Thursday 27th of May 2010 20:52:41
bella cyop!!!! so Danno dei Colle, e se tu sei il Cyop che penso io, allora ci conosciamo da un bel po'. conservo ancora un tuo bellissimo sticker di un pifferaio magico (con al posto della testa un televisore) a cui gli escono le svastiche dal flauto...na bomba! spero di non essermi sbagliato, ma vedendo le foto qui penso che sei tu. in ogni caso, se sei tu...bella fratè!!!! se non sei tu, complimenti lo stesso, spaccate di brutto!
Simone aka Danno
Senza titolo di Un giovane
Thursday 21st of January 2010 03:21:30
Ammiro molto kaf e cyop sono sulla scena da una vita portando sempre innovazione e cultura dell'arte.... non mi spiego come facciano a essere così presentie nonostante i mille rischi che si corrono nel tentare di divulgare una propria idea tramite il "writing" il graffitismo... polizia denunce è davvero difficile contribuire alla crescita di questa scena e creare quindi una concorrenza costruttiva!!
Magari mi sbaglio ma se si corressero meno rischi potrei mettere sulla scena dei muri napoletani qualkosa di serio iniziando a creare una mia modesta e umile corrente ideologica espressa tramite quest'arte... ho tentato di partire con questo mio progetto ma ho testato i seri rischi... spero riuscirò a trovare il sistema per arrivare un giorno a poter avere la soddisfazione di conoscere i due artisti in oggetto per mezzo delle mie opere... e chisà magari realizzare il sogno di una collaborazione?? ahahaha.... PS grandissimo banksy!!!
KVDwsIfPKZcgQsQoWL di hlpsGflSsOT
Tuesday 21st of July 2009 21:34:24
5XcAL1 kmlemxky obsofegk sorcvwcy
complimenti di silvio arch
Monday 02nd of March 2009 14:59:52
mi piace soprattutto la papera du KAF sotto Port'Alba, ma ho fotografato molti altri " affreschi" che marcano il territorio. siete riconoscibili e bravi. saluti
murales di rosalba
Thursday 11th of September 2008 19:23:46
mi piace molto un tuo lavoro, posso usare la foto per una copertina?
possiamo sentirci?
eventi@cdr-campania.org
a presto, ciao
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Monday 28th of April 2008 21:22:16
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Senza titolo di martina
Tuesday 18th of March 2008 16:41:22
m emoziono nel vedere i vostri pezzi... vi trovo geniali...bravi bravi da una concittadina
Senza titolo di RATa189
Monday 07th of January 2008 22:48:10
Non ci sono parole per descrivere tutto ciò....nulla per definire questi due ometti..ma non solo..E’una dimensione a parte.Per comunicare o almeno interagire con questa dimensione, bisogno solo fermare il mondo....affacciarsi,ammirare,donare qualcosa....per poi ritornare nella vita reale e caotica...sempre kosi wajùù...
o ver verament??? di rabloto
Wednesday 14th of November 2007 15:09:07
davvero barnsky did la madonna sotto il campanile di s.chiara???????? chi l'ha detto?
cyop bravo. sul serio. pure kaf ma
kaf odio nome dappertutto e a me non me ne fotte di tutti i posti dove è stato lui che poi sarebber0: tuute le strade, tutte le facolta', tutti imezzi. mi suscita disprezzo.
iexgpkol ahbnrlq di zqcfwj eyhimfntd
Wednesday 24th of October 2007 11:37:52
sceudpxfi ekopldmwg pqctzrsxb bpda asivwc anlfjwp fgqyjuhp
Senza titolo di EPoc
Tuesday 02nd of October 2007 15:11:48
mitici kaf e cyop ma non ho avuto ankora il piacere di inkontrarli
WWstreet art
eoqnx ybwq di pakmgzjr fdoqyazc
Saturday 18th of August 2007 01:26:23
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Senza titolo di cheapdrugs
Wednesday 18th of July 2007 16:41:49
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