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18/08/06
Blog/'E VIP RO RIONE

IN una piazzetta di Materdei, per la precisione a Largo Colosimo, c'è una panchina sul marciapiede che quasi non si vede, nascosta tra le macchina parcheggiate, e ha di fronte soltanto una falegnameria e il ferramenta dove andavo abitualmente a comprare la colla e la carta da parati per gli attacchinaggi. Di solito in quest'angolo di rione si raduna parte della guaglionera locale: ragazzi di 16-17 anni e ragazzine di 13-14, intente ad armeggiare con cellulari sempre accesi mentre i loro "cavalieri" le scrutano dal sellino di un Liberty, o di un Free. Nomi evocativi di una liberazione mai così lontana, per questi corpi giovani imprigionati tra le mura e i marciapiedi, tra l'asfalto e la benzina, tra gli euro spiccioli e le "cartine". Tra una risata e un grugnito. Sotto i loro piedi si vedono scritte clandestine di vernice spray: "Carmine + Anna = UxS", dove quella sigla oscura, quel "UxS" che sembra quasi un segnale partigiano in codice sta per "Uniti per sempre", sintetizzato brutalmente dal linguaggio sms. Oppure la più celebrativa: "Annalisa Iannini e Rita Di Cosimo, 'e vip ro rione". Non hanno altro segnale per farsi notare, questi adolescenti quasi bambini, che scrivere di sé stessi nello stesso, minuscolo spicchio di territorio dove già abitualmente sostano per ore ed ore. Come dire: almeno qui ci siamo e ci saremo sempre, e lo diciamo.
Su questa panchina dimenticata nel banale andirivieni delle solite facce note, un giorno vidi una scena molto bella, che mi alleggerì il cuore mentre passeggiavo da quelle parti. E non è facile - credetemi - vedere (di questi tempi, da quelle parti) una scena che ti alleggerisce il cuore. C'erano due ragazzi, credo ventenni, in atteggiamento dolce e coccoloso. Lui era poggiato con la testa sulle ginocchia di lei, che lo accarezzava. Un'istantanea qualunque, forse solo un po' troppo romantica per quelle strade dove abitualmente ragazzini molto più piccoli già brandiscono la lingua della prepotenza sessuale, dell'arroganza ferina, della sbruffonaggine balorda. No, la cosa assurda era che quella coppia si era permessa di avere la pelle scura. Non nera come l'ebano, ma castana come il mogano, quella dei popoli proventienti dal subcontinente indiano. E, conoscendo un po' l'etnografia della giovanissima immigrazione napoletana, quelli dovevano essere cingalesi. Abitanti dello Sri Lanka. Che si coccolavano tre-quattromila chilometri lontano da casa, ma non in un posto qualunque, bensì a Napoli, in uno dei quartieri meno ricchi della città, in un angolo di strada anonimo e privo di storia che sicuramente mai ci saremmo aspettati avrebbe ospitato figli di un Dio tanto remoto e sconosciuto. Quella bellissima e dolcissima coppia di ragazzi forse non sarà nata all'ombra del Vesuvio, ma sicuramente avrà avuto il tempo di crescerci, maturare, diventare come tutte le altre coppie che qui a Napoli sanno (ancora, per fortuna) amare come i nostri genitori, come nelle favole, come nelle cartoline di San Valentino. Avere un posto fisso da sentire come proprio, e non ostile. Dove andare dopo il lavoro - e qui la fantasia non fa un grande sforzo - che è costituito da turni massacranti di servizio nelle case dei bianchi, che a loro volta sono a servizio nelle case di altri bianchi. un posto dove farsi carezzare, mentre lo sguardo è alto verso il cielo, perso tra i sogni di una nuova generazione che si sta facendo strada.
Annalisa e Rita saranno pure le vip del rione, ma per quanto ancora? Credo che il futuro di questa città saranno dei graffiti con parole incomprensibili, alfabeti che sembreranno fili di ferro contorti dal sole, poi contaminati con il napoletano, poi soltanto italiani. La vera speranza di cambiamento per Napoli sono loro, queste ondate continue di stranieri che saranno, sia pure gradualmente, tra mille difficoltà, il nuovo che avanza nella nostra società ingessata e apatica. Questo perchè non credo nelle supremazie di razza, ma nell'inadeguatezza di alcuni popoli. Per quanto amara possa sembrare, è una visione bellissima.

(continua)


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